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Cura e assistenza al paziente. Tutela e sostegno alla famiglia.

La storia

Gli inizi

Costruita nel 1950, la “Casa di Cura Villa Speranza” modifica con il passare del tempo la propria attività sanitaria per adeguarsi alle esigenze dei cittadini interessati a nuovi servizi, assenti o poco presenti sul territorio.

Perciò dalla prima attività intrapresa negli anni ’50 per gestire i traumi della guerra si rinnova negli anni ‘60/’70 per la crescita della popolazione conseguente al boom delle nascite e si trasforma poi negli anni ‘80/’90, con l’estendersi della prospettiva di vita, in una struttura di lungodegenza.

1999 e 2000 – Il progetto Hospice

L’attuale evoluzione di Villa Speranza in una struttura che eroga prestazioni di Cure Palliative nasce dalla collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Policlinico Agostino Gemelli e l’Azienda Sanitaria Locale Roma 1 (ex ASL RME).


Il progetto iniziale, chiamato “Progetto Hospice – Villa Speranza”, viene presentato alla Regione Lazio il 20 gennaio 1999, con l’obiettivo di creare un continuum clinico-assistenziale per seguire il percorso del paziente nelle diverse fasi della malattia.


Elementi caratterizzanti del modello assistenziale sono in particolare:

* la proposta di cure palliative finalizzate al controllo del dolore e degli altri sintomi per permettere al paziente di condurre un’esistenza piena;

* l’attenzione verso la persona piuttosto che verso gli aspetti diagnostico-curativo della malattia;

* l’attenzione per la qualità piuttosto che per la durata residua della vita;

* l’attenzione rivolta all’intero nucleo familiare del paziente.

Il progetto sperimentale è approvato dalla Regione Lazio il 26 aprile 1999 con la delibera n.2244 nella quale si autorizza l’assistenza alle cure palliative e di supporto per pazienti terminali presso la “Casa di Cura Villa Speranza”.

In seguito, con la deliberazione dell’ASL ROMA 1 (ex ASL RME) del 3 febbraio 2000, viene dato il nulla osta all’avvio della I° fase sperimentale del “Progetto Hospice” in cui si prevede l’accoglienza fino a 11 degenti con 6 posti per il familiare accompagnatore.

In questa prima fase sono gettati i principi che regolano tutt’ora l’accesso del paziente alle cure palliative e i relativi criteri di eleggibilità.


Sempre nel 2000 viene istituita l’Unità Valutativa – composta da membri dell’Azienda Sanitaria RM E, e dell’Hospice Villa Speranza – che è tutt’ora l’Organo che ha il compito di valutare l’idoneità delle domande di presa in carico dei pazienti in fase terminale.

 

Dal 2001 al 2009 – Lo sviluppo

Nel 2001 l’Università Cattolica del Sacro Cuore acquisisce la proprietà della Casa di Cura attraverso la Società Chirurgica Addominale Italiana SpA e prosegue la realizzazione del “Progetto Hospice – Villa Speranza”.

L’inserimento nell’assistenza domiciliare delle cure palliative si realizza con la delibera ASL ROMA 1 (ex ASL RME) n° SP 1465 del 31 dicembre 2001 nella quale si approva la II° fase del progetto sperimentale per la realizzazione di 20 posti in cure palliative in assistenza domiciliare. Con la stessa delibera si firma un protocollo d’intesa in cui si definiscono le modalità di riconversione della struttura e l’attivazione graduale di ulteriori 10 posti letto in regime residenziale.

I lavori di ristrutturazione iniziati nel 2003 sono eseguiti nel rispetto dei requisiti previsti dal D.P.C.M. del 20 gennaio 2000 (tipologia strutturale e definizione delle aree funzionali).


La trasformazione – che avviene in diversi fasi per poter consentire il proseguimento dell’attività assistenziale – termina nel 2006 con il completamento di 3 piani di degenza con 31 stanze singole con servizi, di cui 30 in regime di ricovero per cure palliative e 1 stanza adibita a Day hospice per attività trasfusionali.


Nell’aprile 2002 è attivata la I° équipe di cure palliative domiciliari per prestazioni professionali di tipo medico, infermieristico, psicologico “garantendo il continuum diagnostico-terapeutico, di palliazione e di supporto”.


L’équipe multidisciplinare – formata da medici, infermieri, psicologo, ausiliari, assistente spirituale, volontari – costituisce ancora oggi il nucleo operativo dedito all’assistenza al paziente e al sostegno della famiglia, svolgendo attività sulle 24 ore per 7 giorni su 7.


Con DGR 315 del 15/04/2003 viene confermato il modello di erogazione del servizio che raccorda residenzialità e domiciliarità (con un rapporto ottimale di 3 posti a domicilio per ogni posto in residenziale), in un continuum assistenziale che consente di assicurare la presa in carico del malato da parte della stessa équipe terapeutica e di fornire la risposta assistenziale più appropriata in relazione alla fase della malattia e alle scelte del cittadino, per accompagnarlo nella fase terminale della vita sostenendo anche la famiglia.


Con quest’ultimo atto si chiude la fase sperimentale nelle cure palliative e per l’Hospice Villa Speranza inizia un lavoro di approfondimento e sviluppo per migliorare sempre di più le modalità di assistenza ai propri pazienti alla luce dei valori cristiani iconograficamente raffigurati dal pallium – il mantello – simbolo di protezione e dall’hospice – l’ostello – simbolo di accoglienza.


Nel corso degli anni l’Hospice Villa Speranza continua a crescere con l’obiettivo di raggiungere i 90 posti in hospice domiciliare, organizzando gruppi di 30 pazienti per ciascuna équipe e supportandole con strumenti idonei all’assistenza del paziente e al sostegno della sua famiglia.

Ogni équipe viene dotata di autovetture aziendali, telefoni cellulari, strumenti informatici e dispositivi medici per effettuare una migliore rilevazione dei parametri vitali.

Quando la Regione Lazio rivede il rapporto tra posti residenziali e domiciliari dall’originale 1 a 3 all’1 a 4, si delinea una riorganizzazione dell’assistenza per formare un nuovo nucleo operativo chiamato IV° équipe e arrivare a 120 pazienti domiciliari.

2010 – La Legge 38

Con la Legge 38/2010 per la prima volta in Italia a livello nazionale viene tutelato e garantito l’accesso alle Cure Palliative e alla Terapia del dolore da parte del malato oncologico e non, nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, per assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze.

Le strutture sanitarie che erogano Cure Palliative e Terapia del Dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia nel rispetto dei principi fondamentali, senza alcuna discriminazione, omologando l’erogazione dell’assistenza a pari livelli di qualità in tutto il Paese.

Nel 2010 con l’emissione del Decreto del Commissario ad Acta concernente l’approvazione di Requisiti minimi autorizzativi per l’esercizio delle attività sanitarie e socio sanitarie, Requisiti ulteriori per l’accreditamento, l’Hospice Villa Speranza può definitivamente formalizzare l’autorizzazione all’attività e l’accreditamento con il Sistema Sanitario Regionale. Oggi la struttura è autorizzata e accreditata con delibera della Regione Lazio n.00115 del 9/4/2013.

2011 e 2012 – Il percorso qualitativo

Per migliorare il livello dei servizi erogati ai pazienti, nel 2011 la Direzione dell’Hospice Villa Speranza decide di intraprendere un percorso qualitativo per il riconoscimento dei processi delle attività centrate sul paziente, attraverso la certificazione ai sensi della normativa ISO 9001/2008.

A seguito del superamento delle verifiche ispettive da parte della Società certificatrice Bureau Veritas, nel settembre del 2012 alla struttura viene rilasciata la Certificazione del Sistema Qualità (attestato n. IT 247377) che viene rinnovata ogni anno.

2015 – Il nuovo nome

Con delibera del Consiglio di Amministrazione, nel Luglio 2015 la Società Chirurgica Addominale Italiana SpA cambia il nome in Gemelli Medical Center SpA.