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IL DONO GRATUITO AL CENTRO DELLA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

S.E.R. Mons. Claudio Giuliodori ha celebrato la S. Messa nella cappella di Villa Speranza

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Il messaggio di Gesù agli Apostoli (Matteo 10,8) è stato il cuore dell’omelia di S.E.R. Mons. Claudio Giuliodori – Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – che ieri 11 febbraio, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, ha celebrato la S. Messa nella Cappella di Villa Speranza per i nostri ospiti, i familiari, i volontari e il personale.
Richiamandosi a questa frase – scelta dal Papa come “chiave di volta” della Giornata – ha sottolineato l’importanza di distinguere tra ciò che è “regalo” e ciò che è “dono”: il regalo attiene alla sfera materiale, il dono è piena partecipazione alla vita dell’altro. messa-giuliod2
E questo è importante soprattutto per chi si occupa delle persone malate, la cui cura oltre che di professionalità – e oggi c’è un livello straordinario di conoscenza medica, ha detto – ha bisogno di gesti di dono gratuito, anche immediati e semplici come una carezza, attraverso i quali far sentire a chi soffre che ci è “caro”.  A conclusione, un ricordo particolare della figura e dell’azione di S. Madre Teresa di Calcutta, modello di dono caritatevole e gratuito per i poveri e gli ammalati.messa-giuliod1

L’11 febbraio – Festa della Madonna di Lourdes – è la Giornata Mondiale del Malato, istituita da Papa Giovanni Paolo II per dare un segnale di incoraggiamento e di affettuosa vicinanza a chi vive una malattia in prima persona e ai suoi familiari.

La Giornata è in tutto il mondo un’occasione di attenzione speciale alla condizione degli ammalati e di chi li assiste nonché un invito a sostenere la diffusione di una cultura che, rispettando e proteggendo la vita di chi soffre, è anche segno e misura del grado di civiltà e di progresso di un popolo.
Quest’anno la Giornata viene celebrata in modo solenne a Calcutta e, come ha detto Papa Francesco nel suo messaggio, “Solo quando l’uomo si concepisce non come un mondo a sé stante, ma come uno che per sua natura è legato a tutti gli altri, originariamente sentiti come “fratelli”, è possibile una prassi sociale solidale improntata al bene comune”.